The Beatles sono stati un gruppo rock britannico, originario di Liverpool e attivo dal 1960 al 1970. Formati da John Lennon (voce, chitarra ritmica), Paul McCartney (voce, basso), George Harrison (voce, chitarra solista) e Ringo Starr (batteria, voce). Hanno segnato un’epoca nella musica, nel costume, nella moda e nella pop art. Ritenuti un fenomeno di comunicazione di massa di proporzioni mondiali e considerati tra le maggiori espressioni della musica contemporanea, a distanza di vari decenni dal loro scioglimento ufficiale – e dopo la morte di due dei quattro componenti – i Beatles contano ancora un enorme seguito e numerosi sono i loro fan club esistenti in ogni parte del mondo.

Secondo una stima del 2001, è risultato in assoluto il gruppo musicale di maggior successo commerciale, con vendite complessive che superano il miliardo di dischi e di musicassette[9], e per la rivista Rolling Stone i Beatles sono i più grandi artisti di tutti i tempi. L’aura – per molti versi non sempre codificabile secondo i canoni comuni – che circonda lo sviluppo del loro successo a livello mediatico e che ha favorito la nascita della cosiddetta Beatlemania e lo straordinario esito artistico raggiunto come musicisti rock sono inoltre oggetto di studio di Università, psicologi e addetti del settore.

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Cosa è impossibile? Quel che sfida le leggi della fisica? Quello che la tua mente non riesce a contenere? Quello che le tue paure ti impediscono di desiderare? Quello che è davanti a te e non riesci a vedere, probabilmente perchè il tuo orizzonte è limitato, o i tuoi occhiali sporchi? Se ti confronti con un obiettivo troppo grande, rischi di restarne schiacciato, se è troppo piccolo lo sforzo è troppo irrisorio per farti crescere. Cerca qualcosa che sia alla tua portata, che ti permetta di sviluppare i muscoli della volontà, e che tu desideri con tutte le parti del tuo essere, emozione, mente, e corpo. Rendi questo obiettivo vivo tutti i giorni, e nutrilo con le tue azioni e con i tuoi pensieri. Questo è il regno del possibile.

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Cosa è il limite? Esiste o è solo nella nostra mente? Esistono tante possibilità, tante capacità che a volte restano inespresse in ognuno di noi. Vivere è esplorare queste possibilità, allenare queste capacità e renderle manifeste, condividerle con il mondo.
Così gli atleti, gli artisti, tutti quelli che eccellono ci mostrano che la possibilità è dentro di noi. Occorre allenarla, potenziarla, viverla.
Sorprenderci, stupirci, meravigliarci ci fa desiderare di superare il limite che è li solo per essere superato!!!!

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Immagina che non esista il paradiso,
è facile se provi,
nessun inferno sotto di noi,
sopra di noi solo il cielo.
Immagina tutta la gente
vivere per il presente.
Immagina che non esistano frontiere,
non è difficile da fare,
nessuno per cui uccidere o morire
e nessuna religione.
Immagina tutta la gente
vivere una vita in pace.
Puoi darmi del sognatore,
ma non sono il solo.
Spero che un giorno
tu ti unirai a noi e il mondo sarà unito.
Immagina che non ci siano ricchezze,
mi meraviglierei se tu ci riuscissi,
né avidità né cupidigia,
una fratellanza di uomini.
Immagina che tutta la gente
si divida tutto il mondo.
Spero che un giorno
tu ti unirai a noi e il mondo vivrà unito.

Sognare è bello se il tuo sogno diventa una realtà da sperimentare attimo dopo attimo, e se nella tua vita dedichi ogni istante al tuo miglioramento, allo sviluppo di una maggiore sensibilità per diventare capace di essere un trasmettitore d’amore puro.

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La Simbologia Natalizia
- Tra rituali e antiche Tradizioni -

La festa del Natale è una tradizione nata moltissimi secoli prima della venuta del Cristo, quando l’uomo, immerso nell’immanenza della Natura, sua madre feconda, guardava stranito i suoi prodigi.
Il primitivo sapeva bene che tutto è dominato da cicli di morte e resurrezione in un eterno susseguirsi di buio e luce, vita e morte, maschio e femmina che, come eterna spirale, assicurano la vita. Il questo mutevole ciclo importanti diventano particolari periodi dell’anno durante i quali l’uomo, con una serie di rituali basati sul concetto della magia simpatica, l’idea del simile che produce il simile, tenta di ingraziarsi la natura o, se vogliamo, la Mater, per cercare di ridestarla dal suo torpore e così assicurarsi prosperità e fecondità.

É in questa ottica che si inserisce la festività del Natale, detta anche Yule, il Solstizio d’Inverno, il momento in cui il Sole, l’elemento maschile ingravidatore, nella sua fase più debole, dal 22 al 24 dicembre, viene partorito nuovamente dalla sua Madre per garantire lui stesso successivamente, come figlio ed amante, la fertilità della sua sposa.
Con l’avvento del Cristianesimo tutti i rituali pagani, che già avevano perso i profondi significati dell’antica religione, iniziarono ad esser demonizzati, gli antichi luoghi sacri ove si tenevano i rituali naturali divennero luoghi di incontro con il diavolo, forse mistificazione di alcune divinità pagane e arboree come Pan o Cernunnos, le cui caratteristiche ritroveremo appunto nel nemico di Dio, e i Sabbah, le feste apotropaico-naturali della cultura primitivo-contadina, trasformati in malefici incontri tra streghe.
In realtà però anche se svuotati dei loro arcaici significati, gli simboli sono rimasti, muti interlocutori, nel dialogo tra il sapiente viaggiatore e gli antichi ricordi, mai del tutto sopiti lungo il cammino attraverso il folklore e le tradizioni popolari.
Tra qualche settimana avrà inizio il periodo delle celebrazioni e dei festeggiamenti per il Natale e, come ogni anno, la moltitudine globalizzata, con giustificazioni astrattamente religiose, si immergerà repentinamente e totalmente nella demonia del consumismo sfrenato, senza comprendere minimamente o implicitamente che in quei giorni specifici del ciclo annuale qualcosa di straordinario e di magico accade, un evento cosmico che assumeva un alto valore simbolico in tutte le forme assunte dalla Tradizione Primordiale. Questo nostro scritto è mirato proprio a precisare il suddetto aspetto tradizionale, compenetrandolo in una visione organica, che liberi il campo da integralismi e settarismi d’ogni tipo, esplicitando il senso universale di quello che è comunemente conosciuto come il Solstizio d’Inverno, appartenente, in forme giustamente diverse, alla spiritualità di tutte le religioni del mondo. “Non dimentichiamo, infatti, che quell’avvenimento iniziò ad essere celebrato dai nostri antenati, ad esempio presso le costruzioni megalitiche di Stonehenge, in Gran Bretagna, di Newgrange, Knowth e Dowth, in Irlanda o attorno alle incisioni rupestri di Bohuslan, in Iran, e della Val Camonica, in Italia, già in epoca preistorica e protostorica. Esso, inoltre, ispirò il “frammento 66” dell’opera di Eraclito di Efeso (560/480 a.C) e fu allegoricamente cantato da Omero (Odissea 133, 137) e da Virgilio (VI° libro dell’Eneide). Quello stesso fenomeno, fu invariabilmente atteso e magnificato dall’insieme delle popolazioni indoeuropee: i Gallo-Celti lo denominarono “Alban Arthuan” (“rinascita del dio Sole”); i Germani, “Yulè” (la “ruota dell’anno”); gli Scandinavi “Jul” (“ruota solare”); i Finnici “July” (“tempesta di neve”); i Lapponi “Juvla”; i Russi “Karatciun” (il “giorno più corto”)”. (1)

Pochi sanno, infatti, che, intorno alla data del 25 Dicembre, quasi tutti i popoli hanno sempre celebrato la nascita dei loro esseri divini o soprannaturali: in Egitto si festeggiava la nascita del dio Horo e il padre, Osiride, si credeva fosse nato nello stesso periodo; nel Messico pre-colombiano nasceva il dio Quetzalcoath e l’azteco Huitzilopochtli; Bacab nello Yucatan; il dio Bacco in Grecia, nonché Ercole e Adone o Adonis; il dio Freyr, figlio di Odino e di Freya, era festeggiato dalle genti del Nord; Zaratustra in Azerbaigian; Buddha, in Oriente; Krishna, in India; Scing-Shin in Cina; in Persia, si celebrava il dio guerriero Mithra, detto il Salvatore ed a Babilonia vedeva la luce il dio Tammuz, “Unico Figlio” della dea Istar, rappresentata col figlio divino fra le braccia e con, intorno al capo, un’aureola di dodici stelle. “Nel giorno del Natale il Sole, che, nel suo moto annuo lungo l’eclittica – il cerchio massimo sulla sfera celeste che corrisponde al percorso apparente del Sole durante l’anno -, viene a trovarsi alla sua minima declinazione nel punto più meridionale dell’orizzonte Est della Terra, che culmina a mezzogiorno alla sua altezza minima (a quell’ora, cioè, è allo Zenit del tropico del Capricorno) e manifesta la sua durata minima di luce (all’incirca, 8 ore e 50/55 minuti)” (2); raggiunto il punto più meridionale della sua orbita e facendo registrare il giorno più corto dell’anno, riprende, da questo momento, il suo cammino ascendente. “Nella Romanità, in una data compresa tra il 21 e il 25 dicembre, si celebrava solennemente la rinascita del Sole, il Dies Natalis Solis Invicti, il giorno del Natale del Sole Invitto, dopo l’introduzione, sotto l’Imperatore Aureliano, del culto del dio indo-iraniano Mithra nelle tradizioni religiose romane e l’edificazione del suo tempio nel campus Agrippae, l’attuale piazza San Silvestro a Roma, che era praticamente incluso all’interno di un più vasto ciclo di festività che i Romani chiamavano Saturnalia, festività dedicate a Saturno, Re dell’Età dell’Oro, che, a partire dal 217 a .C. e dopo le successive riforme introdotte da Cesare e da Caligola, si prolungavano dal 17 al 25 Dicembre e finivano con le Larentalia o festa dei Lari, le divinità tutelari incaricate di proteggere i raccolti, le strade, le città, la famiglia.” (3)

Il mito romano narra che il misterioso Giano, il dio italico, regnava sul Lazio quando dal mare vi giunse Saturno, che potrebbe essere inteso come la manifestazione divina che crea e ricrea il cosmo a ogni ciclo, colui che attraversa le acque, ovvero la notte e la confusione-caos successiva alla dissoluzione del vecchio cosmo, per approdare alla nuova sponda, ovvero alla luce del nuovo cosmo, del nuovo creato; come sostiene René Guénon (4), vi è una qualche analogia, fra il dio romano e il vedico Satyavrata, testimoniata dalla comune radice sat, che in sanscrito significa l’Uno. “Nel Lazio, inoltre, nel corso del mese di Dicembre, il dio Conso era festeggiato il 15 Dicembre, nel corso delle Consualia, le feste dedicate alla “conclusione sacrale del vecchio anno” : segnaliamo come dal latino, “condere”, indica l’azione del “nascondere” e/o del “concludere”. Il già citato Giano, associato a Conso, poi, era l’antica divinità latina dalle “due facce”, “dio del tempo” e, specificamente, “dell’anno” ed il cui tempietto, a Roma, consisteva in un corridoio con due porte, chiuse in tempo di pace e aperte in tempo di guerra che, sulla base della sua ancestrale accezione, designa “l’andare” e , più particolarmente, la “fase iniziale del camminare” e del “mettersi in marcia”: regolava e coordinava l’inizio del nuovo anno, da cui Ianuarius, il mese di Gennaio”. (5) Come ci conferma Franz Altheim (6) “Ianus e Consus, nella realtà religiosa romana, si riferivano all’inizio ed alla fine di un’azione” e facevano ugualmente riferimento (… ) “ad eventi fissati nel tempo, ma che si ripetevano periodicamente”, quelli dell’eterno ritorno della luce a discapito delle tenebre. Non dimentichiamo, quindi, come la tradizione romana della festa del dies solis novi affondava le sue radici, sia nel passato preistorico delle genti indoeuropee, a cui i Romani e la maggior parte delle genti Italiche appartenevano, che in quello delle sue stesse basi cultuali: Julius Evola ci ricorda come “Sol, la divinità solare, appare già fra i dii indigetes, cioè fra le divinità delle origini romane, ricevute da ancor più lontani cicli di civiltà” (7). É fondamentale a questo punto comprendere come tale rinascita solare rappresenti “solo” il simbolo di una rigenerazione cosmica, in cui il Sole e la Luce sono associati all’idea d’immortalità dell’uomo, che opera la sua seconda nascita spirituale, sviluppando e superando il proprio stato sottile, nella notte del solstizio d’inverno, quando è possibile accedere al deva-yana o “via degli dei” della tradizione indù, alla contrada ascendente e divina in cui l’uomo, restaurando in sé l’Adamo Primordiale, può intraprendere la strada dello sviluppo sovraindividuale.

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Spesso ci chiediamo cosa rappresenti il Natale per noi, se è una festa che ci fa sentire vicini, se è un sogno da condividere, cosa è?
Il mio Natale è un momento per ritrovare la parte più pura del mio essere, per far nascere di nuovo il desiderio di scoprire, l’innocenza giusta per indagare in tutte le direzioni, la voglia di esprimere a pieno tutte le mie emozioni.
Per far nascere qualcosa di nuovo, qualcosa che non c’era prima, qualcosa che forse è maturato e d’improvviso si manifesta. E’ il momento per esprimere la parte più bella di noi, quella che sa dire semplicemente sono felice di esserci, e di essere per te il DONO, e che tu lo sia per me.
Buon Natale a tutti!!!!!

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Il frontman e fondatore dei Marble Sounds è Pieter Van Dessel, che fa anche parte della band electro Plastic Operator. Il primo EP viene inciso nel 2007 da Van Dessel nelle vesti di solista, mentre risiedeva a Montreal in Canada. A Painting Or A Spill contiene quattro canzoni, tutte in linea con la nostalgia per band come i Pinback e The Notwist and Eels e la bellezza di un mix di sentimenti tra il dolce e l’amaro. La canzone Redesign ha ricevuto molti consensi tra le radio nazionali belghe ed è stata utilizzata dal DJ della BBC, Steve Lamacq.
Tornato in Belgio, Van Dessel costituì una vera e propria band con Gianni Marzo, Frederik Bastiaensen, Christophe Vandewoude e Johan De Coster. Nel giro di poche settimane i Marble Sounds iniziarono una serie di collaborazione con gruppi musicali come Why?, Micah P. Hinson, HRSTA e Keith Caputo. La band ha inoltre contribuito a Chapter Music’s, un album tributo a Kath Bloom, con il brano Came Here. In questa occasione ha collaborato con artisti di calibro internazionale come Devendra Banhart, The Dodos, Bill Callahan and Mark Kozelek.
Nel marzo del 2010 i Marble Sounds pubblicano con la Zealrecords il loro secondo album, Nice Is Good. Il titolo è tratto da una citazione di Jim Carrey nel film Se mi lasci ti cancello[1]. L’album contiene una canzone con la voce di Robert Pollard ed un’altra co-scritta con il cantante di Tokyo, Miwako Shimizu.[2] Nello stesso anno il video musicale della canzone di High Sky è stato nominato al Music Industry Awards nella categoria miglior videoclip dell’anno, non riuscendo tuttavia a vincere il premio.

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Una carriera tanto fulminea quanto prolifica, quella di Ane Brun, sorprendentemente ricca di riconoscimenti che forse altrove avrebbero potuto portare a una maggiore visibilità di quella che le ha riservato finora il distratto vecchio continente.
La trentaduenne di origini norvegesi Ane Brunvoll, da diverso tempo residente in Svezia, ha imbracciato per la prima volta una chitarra solo undici anni fa, e già si ritrova alle spalle un album live, un “duets” e due album in studio, il secondo dei quali, “A Temporary Dive”, le ha permesso di ottenere diverse nomination per premi scandinavi ed europei, nonché il riconoscimento del prestigioso “Best Female Artist” conseguito ai Norwegian Grammy Awards del 2005.

La quinta fatica discografica di Ane Brun nasce sotto una scintillante stella, poiché a produrre l’album è quello stesso Valgeir Sigurðsson il cui nome si è già affiancato a numerosi artisti di spicco della scena musicale alternativa (Björk, Sigur Rós, Múm, Bonnie ‘Prince’ Billy).
“Changing Of The Seasons”, terzo lavoro in studio di Ane, si presenta con un piglio più deciso e un impatto più “estroverso” rispetto al precedente “A Temporary Dive”, col quale condivide ancora un particolare approccio cantautoriale al pop, evidente sia nell’intima delicatezza dei testi che nel fragile lirismo di alcuni passaggi strumentali, arricchiti qui da un picking chitarristico fortemente emozionale (“Changing Of The Seasons”, “Raising My Head”, “Gillian”) e da un intenso e talvolta inusuale (“The Puzzle”, “Armour”) intrecciarsi di pianoforte e archi.
A completare il quadro è la straordinaria voce di Ane, principale protagonista della scena, che col suo sentore vagamente profumato d’anice inebria completamente l’ascoltatore, sprofondandolo in un sogno avulso da ogni realtà, scevro dalla consapevolezza del tempo che passa.

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Radical Face è il progetto musicale del cantautore e polistrumentista Ben Cooper, residente a Jacksonville Beach in Florida, già membro del duo elettronico Electric President e dei gruppi Iron Orchestra e Mother’s Basement.

Traduzione Welcome Home
Il sonno non arriva
e quindi soffoco nel sole
e i giorni sfocano in uno solo
e i miei occhi canticchiano cose che non ho mai fatto

le lenzuola oscillano, appese al filo per stendere
come una fila di fantasmi catturati
sulla vecchia erba morta
non è stato mai abbastanza ma abbiamo fatto del nostro meglio
bentornato a casa

delle navi stanno varando dal mio torace
alcune hanno dei nomi ma la maggior parte no
se tu ne trovi una, per favore fammi sapere
quale pezzo ho perso

guarisci le cicatrici che ho sulla schiena
non ho più bisogno di loro
tu puoi gettarle via o
mantenerle nei tuoi vasetti
sono arrivato a casa

tutti i miei incubi scappati dalla mia testa
sbarra la porta, per favore non farli rientrare
non avrei mai voluto lasciarti
adesso la mia testa sta scucendo le cuciture
e non so se posso

qui, sotto i miei polmoni,
sento i tuoi pollici premere nella mia pelle, di nuovo

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Una danza per la pace molto particolare si è svolta nei cieli di Savona, contemporaneamente a migliaia di altri aquiloni nel mondo. I migliori club italiani ed esteri hanno fatto acrobazie in occasione del festival internazionale “One sky, one world”. La prima edizione risale al 1985: a Denver, in occasione di un summit per il disarmo nucleare, un aquilonista lanciò un messaggio di pace e di condivisione pacifica delle risorse della Terra. Gli appassionati di tutto il mondo lo seguirono e da allora, ogni anno ad ottobre, in centinaia di cieli del mondo gli aquiloni volano per la pace.

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